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Monthly Archives: novembre 2014

Top500: Linux domina con il 97%

Top500 ha rilasciato alcuni dettagli riguardanti la classifica dei supercomputer, Linux è il sistema operativo più utilizzato con il 97%.
Top500 novembre 2014

In questi anni abbiamo parlato molto spesso di Top500, la famosa classifica che riguarda i computer più potenti al mondo (denominati supercomputer). Il portale Top500 rilascia ogni sei mesi una classifica aggiornata dei 500 supercomputer più potenti al mondo che vede al primo posto Tianhe-2 o TH-2, potentissimo sistema cinese installato a Guangzhou, presso il National Supercomputer Center, e basato su Ubuntu Linux. Stando alla recente classifica di Top500, Linux è il sistema operativo utilizzato in circa il 97% dei 500 più potenti supercomputer al mondo, aumentando cosi il numero di sistemi che si basano sul sistema operativo libero.
Per quanto riguarda le nazioni, gli Stati Uniti continuano a dominare con ben 231 supercomputer, al secondo posto troviamo la Cina con 61 supercomputer e il terzo posto è andato a Giappone con 32. Poi completare i primi dieci posti triviamo Francia (30), Regno Unito ( 30),  Germania (26), Corea del Sud (9) India (9), Australia (9) e la Russia (9).
Stando la classifica Top500 il principale produttore di supercomputer è HP (35,8%), seguita da IBM (30,6%), Cray Inc (12,4%) SGI (4,6%), Bull (3,6%), Dell (1,8%), Fujitsu (1.6 %), NUDT (1%), RSC Group (0,8%) e Atipa (0,6%)

Uno sguardo alle statistiche dei processori più utilizzati: al primo posto troviamo Intel Xeon E5 / SandyBridge (46,2%), Intel Xeon E5 / Ivybridge (27%), Intel Xeon E5 Haswell (5,2%), Xeon serie 5600 (5%), Power BQC (5%) e POWER 7 (2,7%)
Top500 Linux dal 2000 al 2014 nei supercomputer

Come possiamo notare dal grafico sopra Linux ha avuto un’incredibile crescita nei supercomputer, passando da 0 a fine anni 90 fino arrivare a ben 485 su 500 nel 2014.

 

 

via lffl.org


Meizu e Canonical raggiungono l’accordo per i prossimi device con OS Ubuntu

Dopo mesi d’indiscrezioni ecco che Meizu e Canonical pare siano arrivati ad un accordo definitivo che sigla la partnership tra le due case, obiettivo quello di proporre l’alternativa Ubuntu Mobile su hardware Meizu. Quest’ultima ha da poco svelato il suo nuovo top gamma MX4 Pro, un mostro di potenza con a bordo Android capace di competere con tutti. Ma il portfolio del produttre cinese si espanderà ulteriormente prima della fine dell’anno, si parla infatti di due nuovi device a listino entro il 2014.

Grazie a questa collaborazione, Canonical vuol finalmente portare sotto le luci della ribalta il suo sistema operativo mobile, dopo anni di beta e tante buone intenzioni. Di contro, Meizu ha tutto l’interesse di mostrare il suo hardware nei mercati esteri e più sviluppati, dove le case cinesi stentano sempre ad avere un certo appeal.

Secondo quanto emerso in rete nelle ultime ore, le firme sulla partnership sarebbero già state apposte, adesso si attenderà soltanto lo sviluppo, la fusione di questi due elementi (software e hardware) e la distribuzione del primo smartphone Ubuntu/Meizu entro il primo trimestre del 2015. Non si tratta certo di una novità, abbiamo già visto al MWC un Meizu MX3 con l’OS Canonical, ma adesso si fa sul serio, con accordi messi nero su bianco e la forza dirompente del produttore cinese.
Via hdblog.it


Ubuntu Phone grazie a Meizu, per chi è linaro dentro

Secondo fonti asiatiche Canonical ha siglato un accordo strategico con la cinese Meizu. Non che questa notizia sia del tutto nuova, se ne parlava da tempo, ma adesso ci sarebbe un patto di ferro nero su bianco. Le due aziende avevano già mostrato una versione con Ubuntu del Meizu MX3 a febbraio, durante il Mobile World Congress. Quel telefono tuttavia non ha mai trovato la via del mercato.

Oltre agli smartphone le due realtà realizzeranno e promuoveranno una nuova versione di Flyme OS basata sul software Ubuntu Touch e un ecosistema di applicazioni correlate. I primi terminali Meizu con il nuovo OS, probabilmente delle versioni dei Meizu MX già esistenti (come l’MX4), arriveranno in Cina ed Europa.

Tra i punti di forza di Ubuntu Touch c’è la sua estrema duttilità. Dentro di sé infatti nasconde una vera esperienza da sistema operativo desktop, a cui si accede collegando lo smartphone/tablet a una docking station. Nella visione a lungo termine di Canonical c’è infatti un unico dispositivo in grado di fare tutto.

Non è chiaro se la collaborazione tra le due aziende porterà anche alla creazione di un tablet, ma in passato fu lo stesso Mark Shuttleworth, numero uno di Canonical, a paventare questa ipotesi.

Ubuntu sugli smartphone è in grande ritardo e non arriverà quest’anno, come invece più volte annunciato da Canonical. Sembra però che si sia arrivati al punto di svolta: grazie alla cinese Meizu il progetto diventerà realtà nei primi mesi del prossimo anno

Via http://www.tomshw.it


Best practice per la sicurezza dei sistemi con server Linux

I vettori di minaccia per un sistema aziendale sono molti più di quanto si possa pensare. Le aree a maggior rischio sono gli utenti, le password, le reti e il controllo dei software. Gli strumenti che possono essere di aiuto
di redazione TechTarget

Sicurezza

25 Novembre 2014
La sicurezza di un ambiente di enterprise computing richiede policy e procedure volte a minimizzare l’accesso non autorizzato ai sistemi e ai dati.

Per proteggere le risorse di elaborazione basate su Linux, è necessario partire da ciò che si vuole proteggere e comprendere i modi tramite i quali un attacker potrebbe entrare nel sistema.

Una gestione della sicurezza di successo si basa su un corretto stato mentale. In altre parole, bisogna pensare come se si fosse un “attacker”.

In questo articolo, parleremo della valutazione dei rischi cui possono andare incontro i sistemi server Linux.

Il primo passo per garantire la sicurezza dei vostri sistemi server Linux è valutare correttamente i rischi che corrono. Solo quando ha ben chiare tutte le possibili minacce, un’impresa può effettuare il deployment di una serie di contromisure efficaci per prevenire, rilevare e, se necessario, reagire adeguatamente a ogni violazione che potrebbe verificarsi.

Per cominciare, identificate gli asset Linux che necessitano di protezione. Tali asset possono includere hardware, software o servizi operativi, come la gestione dell’e-mail o l’hosting di un sito Web. Ogni asset ha un valore, sia monetario sia inerente la possibilità di ricavi futuri.

Perciò, individuate le potenziali minacce per ciascun asset che possono provenire dall’interno o dall’esterno dell’organizzazione. Molte minacce interne sono puramente accidentali, ma alcune potrebbero provenire da persone con reali intenti fraudolenti.

Una minaccia a un asset dipende dallo scopo dell’attacco e dal modo in cui l’attacker potrebbe ottenere l’accesso alla risorsa.

L’attacker potrebbe voler accedere ai vostri dati o semplicemente negare l’accesso a utenti legittimi. Ogni minaccia ha una certa probabilità che avvenga, spesso legata al valore dell’asset, che però è difficile da stabilire in quanto varia notevolmente tra le organizzazioni.

Tuttavia, utilizzare un framework di risk management per assegnare una probabilità a ciascuna minaccia individuata vi aiuterà a definire la priorità per le azioni necessarie a limitare il problema.

Mentre non è possibile elencare tutti i vettori di una minaccia potenziale, una sintesi delle più comuni vi indicherà da dove iniziare nella valutazione dei rischi.

Il vettore di minaccia più problematico è l’utente. A dispetto di tutti i meccanismi di tutela, gli utenti possono comportarsi in modo improprio, sia volontariamente sia per mancanza di informazioni. La sensibilizzazione degli utenti, il livello del loro know how e i privilegi di accesso sono componenti importanti per la limitazione dei rischi in ambito Linux.

Le password rappresentano spesso il più comune e più soft strumento di sicurezza per ogni tipo di ambiente. Per identificare una password di accesso non sicura potete utilizzare un controller della convalida delle password, come John the Ripper.

Nel caso delle password delle applicazioni e dei database deve anche essere verificata la “crackabilità” e tali password potrebbero dover essere modificate per soddisfare i requisiti.

Inoltre, identificate gli accessi consentiti inutilmente ai server Linux. Per esempio, se il file delle password (/etc/passwd) viene distribuito in modalità remota (via rcp/rcopy o NIS), gli utenti possono avere il login di accesso a server che non hanno mai utilizzato e questo crea vettori per una potenziale minaccia con nessun beneficio.

Un altro dei principali vettori di minaccia è la rete. Chiunque possa accedere alla rete locale (tramite collegamento cablato o wireless) può tentare di connettersi a qualsiasi altra attività in rete.

Tutti i sistemi Linux eseguono programmi che aprono le porte di una rete e aspettano query dalla rete. Ognuno di questi rappresenta un vettore di minaccia, sia tramite l’autenticazione fraudolenta sia a causa bug del software che potrebbe consentire l’accesso per errore. Utilizzate netstat per trovare le porte aperte su un sistema.

Effettuate la scansione delle altre macchine sulla rete con Nmap per individuare eventuali altre porte aperte. Ciascuna di queste rappresenta un vettore di minaccia e quindi dovrebbe essere chiusa o monitorizzata per evitare accessi illegittimi.

Non trascurate alcun punto di accesso legacy di tipo dial-in. Il firewall è il confine tra una rete affidabile e una rete non sicura (per esempio, Internet). Il vostro firewall dovrebbe essere configurato per far passare solo i dati conosciuti e attraverso determinate porte. Ogni porta del firewall attraverso cui passano dei dati rappresenta un vettore di minaccia.

Oltre al normale controllo, dovreste anche esaminare i dati di log per correlare l’accesso con la necessità,. Il comando lastlog visualizza le informazioni di login dell’utente.

Una varietà di messaggi di log possono essere trovati in /var/log/messages. Sono molte le applicazioni e i database che possono fornire i meccanismi di registrazione per monitorare l’accesso degli utenti. Esaminate questi registri per avere una visione di chi attualmente usa e (presumibilmente) ha bisogno di accedere a risorse specifiche.

Indipendentemente dalla sua complessità, nessun software è impeccabile, ma purtroppo i difetti non sono generalmente conosciuti fino a quando non si manifestano sotto forma di comportamento indesiderato.

Il bug tipico danneggia solo i dati o causa un incidente, ma alcuni bug possono causare conseguenze impreviste, come permettere l’accesso non autorizzato. Ciò, ovviamente, rappresentano un’importante opportunità e infatti gli attacker sono alla costante ricerca di questi tipi di bug.

Motivo per cui, quando sono individuati, i vendor devono lavorare sodo per correggerli e fornire al più presto le patch per i software. Va da sé che sia vostro dovere assicurarvi che il sistema operativo e il software applicativo in uso vengano controllati e aggiornati regolarmente.

Il processo di controllo per l’aggiornamento del software su server Linux dipende dall’applicazione o dalla versione Linux usata. Per esempio, Ubuntu Linux fornisce un gestore degli aggiornamenti (si trova tramite System > Administration > Software Source), che può essere configurato per controllare gli update quotidianamente. Quanto più spesso verificate (e installate) i nuovi aggiornamenti, tanto più piccola è la finestra di vulnerabilità. Diffidate anche di freeware o software provenienti da fonti o autori la cui attendibilità non sia verificabile.

Il software più importante da monitorare e tenere aggiornato è però quello che dialoga con l’esterno, come i server Web e le applicazioni di rete (per esempio, VPN o SSH). Il software del server Web deve essere regolarmente sondato sia per eventuali configurazioni errate sia per individuare eventuali bug.

Le applicazioni Web possono fornire una miscellanea di input utilizzabili in modo errato. La maggior parte dei linguaggi delle applicazioni Web, come Perl, Python, Ruby e PHP, è dotata di servizi o vede la disponibilità di add-on per “sterilizzare” i dati di input e disabilitare eventuale codice inserito dall’utente, come SQL o JavaScript.

Tutti i dati che i server Web o le altre applicazioni che dialogano con l’esterno accettano da un utente rappresentano una potenziale minaccia. Inoltre, esaminare i file di log prodotti da questi programmi aiuta a identificare un accesso legittimo o illegittimo.

 

via http://www.ict4executive.it


Imp Computer: Linux, ARM e molte idee confuse

 
È su Indiegogo la raccolta fondi per realizzare un Mini PC ARM gestito da Linux. Il progetto si chiama Imp Computer ed arriva da un gruppo israeliano che ha l’obiettivo di realizzare un computer domestico completamente open-source. La raccolta fondi ha prodotto 6.400 dollari sui 100.000 necessari, ma restano ancora 34 giorni per chiudere l’impresa.

Impresa, perché ci sembra difficile veder concretizzarsi questo progetto. Imp Computer usa una scheda HardKernel ODROID-U3 con 2 GB di RAM, 8/16 GB si memoria eMMC e un set di porte comprensivo di 3x USB 2.0, microHDMI, Ethernet 10/100 e lettore microSD. Manca la scheda WiFi ma è inclusa nella confezione una di tipo USB. Il prezzo per la configurazione base è di 129 dollari, poi si sale fino a 199 dollari per avere 16 GB e un telaio migliore.
Su Ubuntu Linux 14.04 con Cinnamon e Chrome, Firefox, Kodi e link a Microsoft Office Online inseriti nel menù “Start” – perché altrimenti non si spiegano le icone di Office su un sistema Linux – Imp Computer si presenta come un pc per casa, ma senza far notare come il suo SoC Exynos 4412 Prime a 1.7 Ghz e come la sua GPU Mali-400MP4 siano hardware ormai datato.

Senza Gigabit Ethernet, senza Bluetooth, con la promessa di essere una macchina “attenta agli aspetti sociali” come viene definita nella pagina indiegogo, Imp Computer non ci sembra uno di quei progetti destinati alla realizzazione. Linux su ARM è una chicca non da poco, ma online si trova di meglio – e da molto tempo. E se al tutto aggiungiamo una distribuzione prevista per marzo 2015, ecco che sembra davvero difficile dare credito e voce a questa idea

 

via hdblog.it


Amate il Material Design? Presto potrete averlo anche sui vostri PC

Se l’aggiornamento ad Android 5.0 Lollipop vi ha portato ad amare i colori sgargianti e l’intero Material Design, sappiate che presto potreste averlo anche sui vostri computer. O quasi.

Quartz OS è un progetto che sta portando avanti la realizzazione dell’omonimo sistema operativo: si tratterà di una distribuzione Linux che utilizzerà una Desktop Shell realizzata principalmente inQML seguendo le ultime linee guida fornite da Google.

Quarz OS 2

L’OS probabilmente sarà basato su Arch Linux e il framework UI che verrà utilizzato è attualmente in fase di sviluppo: sarà cross platform, ed esporrà delle API simili a quelle viste su altri framework QML (quali Ubuntu UI), in modo che il porting di applicazioni già esistenti non risulti troppo complesso.

Attualmente l’unico a lavorare sul codice di Quartz OS è il developer Michael Spencer, con l’aiuto e i mockup del designer italiano Andrea Del Sarto: se l’idea vi appassiona, il codice del potete trovare tutte le informazioni circa lo sviluppo di questo sistema operativo nella pagina ufficiale del progetto, che trovate di seguito.

Quartz OS

androidworld.it


CANONICAL E LA RIMOZIONE DELLA VERSIONE 32 BIT DA UBUNTU 16.04

Ubuntu 16.04 LTS sarà molto probabilmente l’ultima release disponibile con la ISO 32 Bit.

 

Ubuntu
Si è da poco concluso l’Ubuntu Developer Summit (UDS 14.11)importante evento nel quale gli sviluppatori di Ubuntu e progetti correlati parlando delle novità da introdurre nelle future release. Tra le varie sessioni, troviamo ancheuna dedicata alla rimozione della versione 32 Bit di Ubuntu che dovrebbe già iniziare a partire dalla futura release 16.10. L’ultima versione di Ubuntu con ISO 32 Bit sarà quindi la 16.04 LTS, release che sarà quindi supportata fino ad aprile 2021, data nella quale i pochi utenti che utilizzeranno ancora sistemi che non supportano l’architettura 64 Bit dovranno decidere di cambiare pc o distribuzione Linux.

L’abbandono del supporto per 32 Bit da parte di Ubuntu consentirà agli sviluppatori di poter lavorare solo sulla versione 64 Bit e il supporto per ARMmigliorando lo sviluppo di Ubuntu e dei progetti correlati.Ecco il video della sessione dedicata ad Ubuntu 32 Bit:

Oltre a Canonical, presto verrà rimosso il supporto per 32 Bit anche da parte di altre distribuzioni tra queste anche Arch Linux.
Secondo voi Canonical fa bene o male a rimuovere il supporto per 32 Bit?

via lffl.org

IL SUPPORTO HARDWARE IN LINUX È DAVVERO MIGLIORATO? (OGGI PARLIAMO DI…)

Chiediamo ai nostri lettori il parere riguardante le migliorie nel supporto hardware in Linux: secondo voi è davvero migliorato in questi anni?

 

Linux
Negli ultimi anni abbiamo visto approdare in Linux moltissime novità, oltre a nuovi ambienti desktop, giochi e software troviamo anche diverse migliorie riguardanti il supporto hardware.
Lo sviluppo del Kernel Linux (soprattutto con l’arrivo della versione 3.x) ha portato notevoli migliorie nel supporto hardware grazie anche alla collaborazione con numerose aziende produttrici. Migliora anche il supporto per le schede grafiche, tutto questo grazie anche alla collaborazione tra Valve e Intel, Nvidia e AMD che ha reso le performance grafiche del sistema operativo libero ormai molto simili a quelle di Microsoft Windows.

Attualmente è difficile trovare una periferica non supportata da Linux anche se non è detto che questa funzioni sempre correttamente. Ad esempio può ancora capitare di trovare problemi con alcune schede Wireless che funzionano ma non al meglio, stessa cosa per le stampanti che molto spesso richiedono l’installazione di driver proprietari per il corretto funzionamento.

Quello che chiediamo oggi ai nostri lettori è il loro parere riguardante il supporto hardware in Linux.
Secondo voi è davvero migliorato il supporto hardware in Linux in questi ultimi anni. Possiamo dire che ormai siamo (quasi) alla pari di Microsoft Windows o manca ancora molto?
Avete ancora problemi con alcune schede grafiche, stampanti o altro?

A voi il vostro parere a riguardo…

via lffl.org

Crolla il muro: Microsoft .NET arriva su Mac e Linux, diventa Open Source

Da Redmond due storiche rivoluzioni: la piattaforma di sviluppo Microsoft .NET arriva per Mac e Linux, dopo essere stata monopolio Windows per 12 anni. Diventerà anche Open Source

Le rivoluzioni nella multinazionale di Redmond non sono finite, oggi ne arrivano due in contemporanea. Per la prima volta la piattaforma di sviluppo Microsoft .NET, da 12 anni disponibile solo per Windows, sarà rilasciata anche per Mac e Linux. Non solo: il colosso di Redmond ha annunciato che Microsoft .NET cesserà di essere una piattaforma proprietaria per diventare Open Source.

I sorprendenti annunci Microsoft arrivano dal S. Somasegar, vicepresidente Microsoft della divisone sviluppatori, riportato da TechCrunch. Più precisamente Microsoft ha in programma di rilasciare presto Microsoft .NET per Mac e Linux, mentre l’apertura Open Source riguarderà gran parte dello stack server di .NET, ma non quello client, ed è prevista per la prossima versione.

I dirigenti Microsoft hanno dichiarato che Microsoft .NET è utilizzato da circa 6 milioni di sviluppatori: con il passaggio all’ Open Source e la compatibilità multi piattaforma Microsoft spera di espanderne ulteriormente l’impiego eliminando le due barriere principali solitamente indicate dagli sviluppatori che invece non lo usano. Infine Microsoft tiene a precisare che a differenza di altre società, che hanno reso Open Source i propri strumenti per poi smettere di svilupparli, per Microsoft .NET questo non accadrà: la multinazionale continuerà a investire e sviluppare .NET anche dopo il passaggio al mondo Open.

Difficile prevedere cosa accadrà con l’introduzione di questi due cambiamenti storici. In realtà il mondo Apple e Windows sono stati così a lungo separati non solo per i diversi strumenti di sviluppo ma per filosofie molto diverse anche su interfacce e usabilità. In ogni caso il rilascio di Microsoft .NET potrebbe spingere più programmatori del mondo Windows a scrivere software per Mac. Il passo contrario risulta in teoria più difficile: gli sviluppatori storicamente concentrati solo su Mac devono infatti studiare e prendere dimestichezza un nuovo ambiente di sviluppo.

Microsoft .NET


Il 2015 sarà l’anno di Linux sul desktop?

linux

Ogni anno, una qualsivoglia rivista specialistica parla di GNU/Linux e desktop. Quest’anno è toccato a IT World, scrivere un post intitolato “Il 2015 sarà finalmente l’anno di Linuxsul desktop?“.

L’articolo in breve ci spiega l’evoluzione di GNU/Linux nel settore desktop e in particolare mette in evidenza come i prodotti di Canonical siano in continua crescita e che riescano ad accontentare praticamente tutta la fascia di utenza del Pinguino.

Non solo, quest’ultimo garantirebbe ampia possibilità di scelta per quel che riguarda l’ambiente desktop (LXDE, GNOME, KDE, Pantheon, XFCE, Fluxbox..) disponibilità di software per il gaming come Steam e relativi titoli e un “timido” accenno per l’OS anche sul settore mobile.

Ma non ci siamo. Probabilmente il 2015 non sarà l’anno di GNU/Linux nel settore desktop. Non ancora. La situazione, rispetto a quando ci si è avvicinati a questo mondo è migliorata tantissimo: non sono più necessarie vere e proprie imprese per installare una distro, sono disponibili più software e di qualità sensibilmente migliore, i produttori hardware hanno esteso il proprio supporto anche agli OS GNU/Linux.

La situazione è cambiata ma c’è ancora da migliorare. Innanzitutto, per quanto riguarda la diffusione delle distribuzioni del Pinguino a livello globale, c’è bisogno di una forte spinta da parte dei produttori hardware che negli ultimi anni si è vista sì, ma è solo come timido tentativo. Serve un ulteriore miglioramento per l’user experience dell’utente finale, ancora troppo poco alfabetizzato per un utilizzo consapevole delle distribuzioni.

Insomma, difficilmente il 2015 potrà essere l’anno di GNU/Linux sul desktop. La barriera del famoso 1% di market share potrebbe essere prossima al superamento, è vero, ma forse ciò potrebbe non bastare. Sarebbe infatti necessario un cambiamento strutturale da ambe le parte, utenti e produttori. Servirebbero poi seri investimenti in pubblicità e, ovviamente, un prodotto qualitativamente ineccepibile visto il gap in termini di diffusione con la concorrenza.

http://www.oneopensource.it/


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